
La Nuova Triade Mediterranea
Incontro di studi con Luigi Veronelli
Un incontro dedicato ai tre elementi essenziali per la vita dell’uomo: l’acqua, l’olio e il vino, gioielli di una sana e conclamata dieta mediterranea.
Un incontro itinerante di economia e cultura del territorio, organizzato dall’Università degli Studi di Lecce con il Comune di Leverano e il Museo della Civiltà del Primitivo di Manduria, patria del nobile vitigno che da anni sta regalando al Salento e all’Italia un rosso carico di storia e di armonia.
Tanti gli interventi e i contributi dei relatori italiani e internazionali che hanno dato all’acqua, all’olio e al vino quell’importanza vitale che tutti coloro che si accostano con rigore ad una sana alimentazione riconoscono a questa triade che oggi permette a intere popolazioni di vivere a lungo e vivere bene.
Grande assente per problemi di salute il Maestro Luigi Veronelli, atteso testimonial di questo viaggio itinerante e tutto salentino nel “mondo dell’oro”, lui che si è speso da sempre e con grande energia per una produzione naturale e biologica dei sapori tradizionali.
L’acqua come fonte di vita, una materia che dovrebbe offrire sensazioni piacevoli, una risorsa preziosa da non sprecare, da utilizzare intelligentemente.
“Oggi più di un miliardo di persone hanno difficoltà ad utilizzare fonti sicure di acqua potabile e quasi tre miliardi di esseri umani non possono impiegare misure igieniche adeguate per usarla correttamente”.
Una verità allarmante che la Professoressa Hanan Awwad, palestinese, ha evidenziato parlando con toni pacati del grave problema di utilizzo dell’acqua potabile affrontanto ormai da troppo tempo dal popolo della Palestina, una regione penalizzata nel consumo di questa risorsa vitale da Israele, alleato con gli USA.
Un problema, quello dell’acqua, che pur non presentandosi con modalità così gravi è certamente correlato alla grande necessità che la Puglia e il Salento hanno di risorse idriche.
Ma non solo acqua, l’olio e il vino sono stati gli altri due metalli preziosi su cui dibattere, prodotti trainanti di un economia salentina in fermento da tempo.
Cosimo Durante, Assessore all’Agricoltura della Provincia di Lecce e Sindaco del Comune di Leverano, città dei fiori e del vino novello, ha introdotto la seconda giornata del convegno parlando della tipicità dei prodotti locali e dell’importanza del mondo agricolo quale sostegno vitale di una produzione che sta tendendo sempre più la mano a “sistemi naturali”, che diano materia prima in grado di ingenerare filiere di produzione che al termine presentino prodotti finiti di qualità, espressione di un terroir che sta crescendo seminato da agricoltori capaci e lungimiranti.
“Bisognerebbe parlare di tracciabilità del prodotto nella sua interezza e della creazione di un’Agenzia di Sviluppo Locale dove, sotto una DE.CO appropriata, vengano raggruppati i prodotti tipici di un territorio”
E a questo modo di intendere una cosciente produzione in agricoltura si è legata la relazione di Pino Tripodi, editore di Derive/Approdi, con un intervento dedicato all’esperienza di “Terre e Libertà”/Critical Wine”, un movimento che nasce intorno all’ esperienza storica dedicata al vino di Luigi Veronelli.
“Le Multinazionali sono causa di disservizi, generano un processo di crescita dove i costi sono maggiori dei benefici, creando danno all’ambiente e producendo diseconomie e inviluppo, un gigantismo industriale che apporta livelli assurdi di ricchezza e appiattimento del gusto”.
Oggi siamo più che mai privati dei nostri sensi e si avverte sempre maggiormente la necessità di riappropriarci dei nostri gusti, dei gusti che sono espressione tipica di un territorio, della terra che noi coltiviamo, l’esigenza forte della valorizzazione locale stando attenti a non cadere in una ermeticità territoriale.
E da questo modo intelligente di intendere la terra che parte il concetto di nuova contadinità, un movimento che non nasce dalle campagne ma si origina nelle città e ritorna alle città.
Proviene dalla città perché rifiuta quel modello urbano che rovina le piccole realtà contadine affermando che dalla produzione al consumo non ci debbano essere separazioni ma unità, per cercare di arrivare a produrre e vendere direttamente, perché consumare è un atto produttivo che abbisogna di sapere, di conoscenze geografiche, dove i prodotti di nicchia sono oggi un isola felice di un target unicamente benestante.
Quando gustiamo un vino o un olio dobbiamo pensare che tutta la filiera produttiva è presente in quell’istante e che ciò che stiamo degustando abbia in se il maggiore grado di tracciabilità e trasparenza da leggere in etichetta, dal momento che i consumatori sono sempre più afflitti da prodotti di dubbia qualità a costi enormemente superiori a quelli pagati ai produttori.
Un indicatore di qualità dovrebbe essere il “prezzo sorgente”, una evidente tracciabilità del prezzo che ciascun produttore dovrebbe indicare in etichetta affinché chi lo acquista possa conoscere l’effettivo percorso fatto dal prodotto attraverso la filiera distributiva e commerciale,cos’è accaduto nel percorso dal produttore al consumatore.
Di percorsi enogastronomici e sviluppo locale ha trattato l’intervento della professoressa Anna Trono dell’Università di Lecce, inquadrando il territorio come sistema di cui fanno parte attività economiche strettamente legate a tradizione e cultura.
Una potenzialità di intreccio tra territorio e turismo nella riscoperta della propria identità, delle proprie radici, un turismo alternativo che passando dalla natura dovrebbe arrivare alla conoscenza delle tradizioni e alla tracciabilità dei prodotti tipici.
La globalizzazione ha tappato i sensi dell’olfatto e del gusto, si avverte quindi la necessità di riappropriarci al più presto dei legami intimi tra territorio e i propri prodotti, tra qualità e gusto.
Il turismo enogastronomico merita una dovuta attenzione e gli enoturisti sono un movimento in forte crescita, stimati in circa 8.000.000 nei prossimi cinque anni, fenomeno strategico che potrebbe accrescere i flussi della domanda turistica di un Salento che ha ormai acquisito la propria identità culturale.
Una particolare attenzione deve essere dettata per una corretta rivalutazione delle strade dell’olio e del vino, le D.O.C. e le I.G.T. dichiarano la qualità e la sicurezza del prodotto vino su tutta la filiera, oltre alla creazione dei Distretti Enogastronomici di Qualità, distretti turistici culturali all’interno dei quali valorizzare la filiera di produzione attraverso un continuo monitoraggio sulla tracciabilità dei prodotti.
Il vino diventa un indicatore del gusto, un elemento simbolico ed espressivo di un territorio, nell’esaltazione dei sapori tipici e crea consenso intorno a un paesaggio che in questo modo assume un ruolo nuovo all’interno di una corretta e strategica campagna di comunicazione.
Vincenzo Rotino |